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Paragrafo   7   .   Il   Giappone   dall'attenuazione   alla   ripresa

dell'espansionismo.

     
La guerra aveva permesso al Giappone di accelerare il proprio sviluppo
economico.  Rilevante era stato l'incremento dell'attivit produttiva,
soprattutto   in   settori   ancora  poco  sviluppati,   come   quelli
siderurgico,  meccanico, chimico e dei trasporti navali e  ferroviari.
L'inserimento nei mercati asiatici, specialmente nel sud-est, lasciati
liberi  dalle  potenze europee impegnate nel conflitto, aveva  inoltre
favorito un notevole ampliamento dei traffici commerciali.
     Lo  sviluppo economico aveva rafforzato il potere degli zaibatsu,
i potentissimi gruppi finanziari controllati da clan familiari, ed era
stato accompagnato da una politica estera espansionistica. Nel 1914 il
Giappone, entrato in guerra contro la Germania, si era impadronito  di
due  importanti possedimenti tedeschi in Cina: il porto  di  Tsingtao,
nella  baia  di Kiaochow, e la regione dello Shandong. Nel 1917  aveva
occupato Vladivostok, da dove, insieme a Stati Uniti, Gran Bretagna  e
Francia,   aveva  inviato  contingenti  militari  contro   la   Russia
rivoluzionaria  e successivamente, sempre in funzione  antibolscevica,
aveva invaso la Siberia.
     Al  termine della guerra il Giappone avrebbe voluto continuare la
sua  politica  imperialistica e a tale scopo potenzi  la  sua  flotta
militare, arrivando, nel 1921, a triplicarla rispetto al 1917.  Questo
per  suscit  la preoccupazione delle grandi potenze, in  particolare
degli Stati Uniti, che prima trasferirono gran parte della loro flotta
dall'Atlantico  al  Pacifico e costruirono la  base  navale  di  Pearl
Harbor  nelle isole Hawaii, e poi, nel 1921, promossero la  conferenza
internazionale    di   Washington,   che   segn   un    significativo
ridimensionamento  delle  ambizioni  espansionistiche  del   Giappone.
Questo  venne infatti obbligato a ridimensionare la propria  flotta  a
circa  il  60%  di quella britannica e statunitense, e ad  abbandonare
Vladivostok e i territori occupati in Cina e in Siberia.
     Anche  lo sviluppo economico si blocc con la fine della  guerra,
perch  cal  la  domanda di materiale bellico e le potenze  coloniali
tornarono  ad  occupare  i  mercati  lasciati  liberi  nel  corso  del
conflitto,   mentre  aumentarono  le  importazioni,  a   causa   della
tradizionale   carenza  di  materie  prime  per   l'industria   e   di
un'agricoltura  arretrata,  incapace  di  soddisfare   il   fabbisogno
alimentare, reso pi elevato dalla crescita demografica. Ad  aggravare
la  situazione,   nel  1923  intervenne una serie  di  terremoti,  che
provocarono  pi  di 100.000 morti e alcuni milioni  di  feriti  nella
regione di Tokyo, determinando un ulteriore aumento delle importazioni
di beni di prima necessit e di materiali edili per la ricostruzione.
     In   Giappone  il  partito  socialista,  quello  comunista  e  il
movimento  sindacale avevano un peso assai limitato. Maggiore  era  il
peso della borghesia progressista, degli intellettuali e dei piccoli e
medi imprenditori, che erano
     
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     riusciti  a  vedere  soddisfatte alcune  loro  istanze,  come  il
suffragio   universale  maschile,  introdotto  del  1925.   Le   forze
conservatrici   comunque,  che  facevano  capo  all'imperatore,   agli
zaibatsu  e  all'esercito,  mantenevano  saldamente  il  potere  nelle
proprie  mani,  grazie  anche a certi aspetti tipici  della  mentalit
collettiva  nipponica:  il rispetto dei valori tradizionali,  favorito
dalle istituzioni culturali e religiose e dalle associazioni militari;
la devozione nei confronti dell'imperatore, vero simbolo dell'orgoglio
nazionale; una generale osservanza della disciplina e della  gerarchia
da parte della classe operaia.
     Potendo  contare su cos solide basi, alla fine degli anni  Venti
il  governo giapponese, guidato dal generale Giichi Tanaka,  torn  ad
attuare  una politica estera espansionistica e aggressiva, finalizzata
all'affermazione economica e politica nel continente asiatico.
